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TAMAR E DINTORNI

 

BIVACCO G. VARNERIN            CASERA PRAMAGGIORE            CASERA SALINCHEIT

 

IL CANALE DEL TARCENO'

Il Canale del Tarcenò è un vallone che si addentra ad est dell'abitato di Tramonti di Sotto (Villa di Sotto) -PN-. Esso è lungo qualche Km ed ha inizio al termine degli estesissimi prati formatisi sopra un grande pianoro alluvionale, nella cui zona meridionale scorre il torr. Tarcenò che va ad affluire nel Meduna.

La valle si presenta molto infossata a livello del torrente ma alle quote più elevate diviene ampia ed aperta ed il versante sud del M. Brusò si mostra molto frastagliato e a tratti dirupato, rivelando peculiarità geomorfologiche molto interessanti.

Il vallone è racchiuso a nord dal Monte Brusò (mt.1216), a sud dalla lunga  cresta del boscoso Monte Celant (mt.1093), mentre ad est termina in corrispondenza delle alture di Tamar, oltre le quali v'è il profondo solco del Canale del Chiarzò, dove scorre l'omonimo e suggestivo torrente che inizia

con il Canale di Palcoda e scende in direzione sud verso Campone.

Le disagevoli caratteristiche geomorfo-logiche del territorio, la precarietà delle sorgenti d'acqua in quota e la conseguente difficolta a reperire congrue risorse, indussero gli abitanti della "Villa di Sotto" ad un limitato e tardivo sfruttamento della zona.

Infatti, mentre gli insediamenti temporanei o stagionali per le attività pastorizie  della vallata probabilmente risalgono al periodo basso-medioevale, fu solo dalla prima metà del '700 che si iniziò a trasformare alcune stalle in case d'abitazione permanente.

Inoltre il boscoso versante nord del Monte Celant era protetto da severe regole di sfruttamento a causa delle quali è sempre stato impedito che le stalle di Pecoi e Plendoria, sorte su quel versante, fossero mai trasformate in abitatazioni permanenti.

   

Di seguito si descrivono alcuni luoghi che un tempo furono abitati stabilmente e che riteniamo di notevole interesse per una visita. Essi sono LIVIGNONA, IL VUAR, CROVAT, PALCODA e TAMAR,  collegabili tra loro in un unico itinerario e visitabili mediante una bella escursione di una giornata.

   

liv

Livignona (Lìvignona) Altitudine: 494 mt.

Località situata poco dopo l'ingresso della valle, alle pendici sud-occidentali del M. Brusò. Qui, nascosti tra faggi e abetine, invasi dalla vegetazione, si trovano gli imponenti ruderi di una villa costruita verso la fine del '700 da Domenico Masutti, ricco possidente di terreni e commerciante di cappelli che operava con successo in molte città d'Europa, che da Palcoda volle trasferirsi qui.

Di stile più cittadino che alpino, presenta mura robuste e una elegante facciata con grandi arcate. Da un piccolo ingresso si può ancora accedere al grande scantinato-magazzino interrato, a suo tempo utilizzato come deposito commerciale.

Itinerario: da Tramonti di Sotto ci si immette sulla carrozzabile asfaltata che si addentra nel Canale del Tarcenò e, superata di poco la Loc. Comesta, (mt.384, - tabella) si lascia l'auto per seguire a sinistra un facile sentiero nella boscaglia, giungendo sul luogo in 30' di cammino

Dal Livignona, per traccia di sentiero in direzione sud, è possibile scendere alla carrozzabile e proseguire sugli altri itinerari.

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Vuar (Vuàr) Altitudine: 524 mt.

Piccolo insediamento che deve il suo nome ad un albero, l'orniello, localmente detto appunto "vuar".

Situata in bella posizione soleggiata, alle pendici meridionali del M. Brusò, la costruzione risulta architettonicamente molto interessante per la bellezza dell'edificio principale che si presenta con mura alte e un doppio ordine della loggia.

Splendida casa patriarcale, costruita dalla famiglia Rugo verso la fine del '800, fu trasformata in villa di stile borghese sui resti delle misere abitazioni dell'originario borgo agricolo-pastorale.

Itinerario: da Tramonti di Sotto si svolta a dx e ci si immette sulla carrozzabile asfaltata che  si addentra nel Canale del Tarcenò fino al divieto dove si può parcheggiare l'auto.
Si continua sulla stradina oltepassando subito due guadi del medesimo torrente (segnavia CAI n. 831a) e si prosegue fino al punto in cui una tabella indica il sentiero ecomuseale per Palcoda. Qui si lascia la strada e ci si inoltra sul sentiero che con alcuni tornanti ci porta in quota sul fianco di un versante, si prosegue in lieve salita fino in prossimità del guado di due torrenti con vasche d'acqua e cascatelle (m. 485). Guadare il primo e risalire di pochi metri il secondo fino ad una tabella che indica sulla sinistra un ripido sentierino che in pochi minuti conduce alle vestigia della villa.

 

Crovat (Cròvat) Altitudine: 523 mt.

Modesto insediamento posto sul crinale di una spalla rocciosa, erosa dai due rami del Rio Crovat. Composto da due fabbricati, il più grande dei quali probabilmente era adibito a stalla mentre l'altro corrispondeva all'umile abitazione dei pastori.

Itinerario: come il percorso per il Vuar fino ai guadi di quota 485 m., si attraversno i due torrentelli e si prosegue verso dx lungo il sentiero 831/a. Dopo pochi minuti una evidente mulattiera senza segnavia svolta a dx e con qualche decina di metri ci conduce al sito.

   

Palcoda (Pàlcoda) Altitudine: 628 mt.

Villaggio situato alle pendici dello scosceso versante meridionale della cresta di congiunzione tra il M.te Brusò (mt. 1216) e il M.te Zuc di Santins (mt. 1309), in bella posizione soleggiata, alla testata della valle del Canale del Chiarzò.

Frequentata fin dal '400 da pastori di passaggio, fu abitata stabilmente solo a partire dal XVII secolo, sorge su di un terreno che fu detenuto dalle famiglie Moruzzi e Masutti, grazie alle quali, divenne pian piano un vero e proprio villaggio con varie abitazioni.

I Masutti seppero distinguersi maggiormente poichè affiancarono all'attività agro-pastorale locale, il commercio di cappelli in molte città d'Italia e in Germania, che consentì loro l'accumulo di notevoli ricchezze. Ciò è testimoniato dalla costruzione in loco, nel 1780, di una chiesa dedicata a San Giacomo, protettore di un omonimo Masutti.

Il numero di abitanti superava le cento unità e nel 1914 si contavano ancora 126 residenti, ma la crisi che seguì alla grande guerra accentuò il fenomeno dell'emigrazione. In pochi anni il paese fu spopolato e venne del tutto abbandonato quando nel 1923 partirono gli ultimi dei Masutti.

Durante la seconda guerra mondiale divenne rifugio di partigiani, che ne sfruttarono la difficile accessibilità.

Oggi sono visibili i resti di numerosi fabbricati, taluni di pregevole stile architettonico. In evidenza il campanile, recentemente ristrutturato e l'adiacente chiesetta, anch'essa oggi (maggio 2009) in fase di ricostruzione. (Nota: la chiesa è stata ricostruita ed inaugurata nel maggio 2011 - VEDI)

Grande è la suggestione del luogo che invita a sostare per meglio comprendere quelle che dovevano essere le condizioni di vita degli abitanti in questo totale isolamento.

Itinerario: come il percorso per il Vuar fino ai guadi di quota 485 m., si attraversno i due torrentelli e si prosegue verso dx lungo il sentiero 831/a, segnalato e ben evidente e si sale costeggiando un vallone con interessanti aspetti geologici dove l'erosione ha modellato le rocce molto friabili ricavando pinnacoli e sagome insolite, una in particolare ricorda la testa di un leone (tabella).
Alla selletta di "In Cima Pala" (m.663) una tabella ci indica il sentiero per Tamar e  poco oltre la vista volge immediatamente su Pàlcoda e al suo campanile che spicca tra le case. Si inizia a scendere sul versante opposto fino qualche metro dal greto del torrente Chiarzò, (m. 540 - bivio con il sentiero per "Il Pisulat" e Campone). Si continua a sinistra risalendo con moderata pendenza il fianco del torrente e attraversando alcuni suoi affluenti, poi si oltrepassa un'ancona si attraversa il Chiarzò e con una breve rampa si raggiunge infine il borgo (m. 628).
tamar

Tamar (Tàmar) Altitudine: 660 mt.

Località situata sullomonimo “ciucol” (sommità) che fa parte della zona spartiacque tra i Canali del Tarcenò e del Chiarzò.
Il toponimo "Tamar", spesso usato nelle Prealpi Carniche, si riferisce ad un recinto per animali ricavato presso stalle o malghe.

Qui servì a favorire lo sfruttamento dei pascoli ricavati in questa zona, il cui inizio probabilmente risale a periodi molto remoti.

Tra il '600 e il '700 l'insediamento pastorale divenne anche abitativo permanente ed oggi lo troviamo suddiviso in tre piccoli nuclei di case distanti tra loro un centinaio di metri circa e disposte in direzione est-ovest. La consistenza delle strutture presuppone che vi risiedessero un consistente numero di abitanti suddiviso in più famiglie.

Il nucleo centrale è certamente la parte più antica di Tamar, esso è caratterizzato da una corte circondata da abitazioni e stalle che rende evidente l'origine pastorale dell'insediamento e che già alla fine '600 ospitava tre famiglie.

Il borgo, data la vicinanza con l'abitato di Villa di Sotto, ebbe maggior facilità nelle vie di comunicazione e pertanto fu abbandonato per ultimo. Fu una signora anziana che che viveva sola a lasciare definitivamente disabitato il luogo nei primi anni '60. Dopodichè le strutture hanno subito l'inerosabile logorio del tempo dovuto alla crescita incotrollata della vegetazione, all'umidità, alle piogge e infine il terremoto del 1976 furono le maggiori cause che ridussero le costruzioni a ruderi.

Nel 2000 i proprietari, coadiuvati da un gruppo di volontari, tra i quali anche numerosi soci del CAI della nostra sezione, diedero inizio ad una serie di lavori di ricostruzione, recuperando in pochi anni parte delle strutture, delle quali, due vani sono ora destinati ad uso bivacco escursionistico.

Itinerario: da Tramonti di Sotto ci si immette sulla carrozzabile asfaltata che si addentra nel Canale del Tarcenò fino al divieto dove si può parcheggiare l'auto.
Si prosegue fino ad oltrepassare un guado e subito dopo si imbocca sulla destra l'antico sentiero (mt. 410 - tabella), un po' rovinato all'inizio ma poi in buone condizioni, che  con moderata pendenza sale conducendo al borgo in 45'.
In alternativa si può proseguire lungo la strada forestale raggiungendo Tamar in circa un'ora. (La strada prosegue oltre il borgo e termina quasi alla cima del  monte Celant).

   

I cenni storici sono tratti dai testi della collana: "LIS VILIS DI TRAMONÇ ▪ Insediamenti storici e paesaggio in Val Meduna"  Volume IV e VI parte II, di Moreno Baccichet.

   

Itinerario consigliato per la visita ai luoghi descritti

Raggiunto l'abitato di Tramonti di Sotto (Villa di Sotto), si lascia la strada della Val Tramontina (SR 552) e ci si immette sulla carrozzabile asfaltata che, dal centro del paese, si dirige verso est in direzione del vallone del Canale del Tarcenò; superata di poco la loc. Case Comesta si lascia l'auto (mt.384 - tabella) per seguire a sinistra un facile sentiero nella boscaglia che, in circa 30' di cammino, conduce a Livignona (mt. 494), prima meta della visita.
Da qui due possibilità: 1) tornare al punto di partenza lungo lo stesso itinerario e poi proseguire l'escursione inoltrandosi nella valle con la vettura fino al divieto di transito;  2) con un po' di intuito seguire la traccia di sentiero che in direzione sud scende alla carrozzabile in circa 10' e poi inoltrarsi nella valle lungo la strada che, con alcuni saliscendi, giunge al citato divieto.

Proseguire ancora lungo la strada oltrepassando due guadi (mt. 410) e continuare fino al punto in cui una tabella indica il percorso ecomuseale per Palcoda. Qui si lascia la strada che svolta a dx e sale a Tamar, per seguire il sentiero lungo il fianco del torrente fino in prossimità di un guado, dove qualche metro più avanti, sulla sinistra, una segnalazione indica il sentierino che in breve conduce al Vuar (mt. 524).

Dopo la visita scendere di nuovo al torrente e guadarlo, proseguire salendo lungo il sentiero con segnavia biancorosso e dopo pochi minuti di cammino una evidente mulattiera sulla destra in breve conduce a Crovat mt.523.

Tornare sul sentiero e riprendere a salire costeggiando un vallone con interessanti aspetti geologici dove l'erosione ha modellato le rocce, qui molto friabili, ricavandone pinnacoli e sagome particolari. Giunti alla selletta di "In Cima Pala" a (mt.663 - bivio con il sentiero per Tamar), la vista volge immediatamente sul versante opposto e sul fondovalle ove sorge Palcoda e il suo campanile che spicca tra i poveri resti delle case.

Si inizia ora a scendere verso il Canale del Chiarzò fino al greto di un rio secondario, (bivio con il sentiero per Campone) si continua a sinistra risalendo con moderata pendenza il corso del torr. Chiarzò attraversando alcuni suoi affluenti. Oltrepassata un'ancona il sentiero attraversa il torrente e con una breve rampa raggiunge infine il vecchio e diroccato borgo.

Dopo la visita al villaggio e una meritata sosta si torna sui propri passi fino alla selletta di "In Cima Pala", si imbocca a sinistra il sentierino per Tamar (tabella) che, proseguendo e con moderati saliscendi, attraversa un lungo pendio abbastanza ripido ma senza difficoltà e termina sbucando in un vecchio prato ormai invaso da vegetazione arborea e poco dopo sulla strada che si era lasciata a fondovalle. La si segue a sinistra e in pochi minuti si arriva al piccolo borgo nel quale si trova il Bivacco Varnerin (mt. 660).

Da qui le possibilità per tornare alle auto sono due: 1) rientrare lungo la stradina seguendola verso sinistra, in circa 45', si giungerà al punto del divieto di traffico lasciato qualche ora prima;   2) imboccare la mulattiera che si stacca dal retro delle costruzioni (lato ovest), si passa accanto a due costruzioni diroccate e ad un bivio trascurare la diramazione che a sinistra conduce alle  stalle Plendoria per scendere lungo il costone in bosco a prevalenza di faggio. Più in basso, dove la boscaglia è a prevalenza di pino silvestre, si è prossimi ad arrivare alla strada di fondovalle (30' circa da Tamar).