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Di seguito si descrivono alcuni luoghi che un tempo furono abitati stabilmente e che riteniamo di notevole interesse per una visita. Essi sono LIVIGNONA, IL VUAR, CROVAT, PALCODA e TAMAR, collegabili tra loro in un unico itinerario e visitabili mediante una bella escursione di una giornata. |
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Palcoda
(Pàlcoda)
Altitudine: 628 mt.
Villaggio situato alle pendici dello
scosceso versante meridionale della cresta di congiunzione tra il
M.te Brusò (mt. 1216) e il M.te Zuc di Santins (mt. 1309), in bella
posizione soleggiata, alla testata della valle del Canale del
Chiarzò. Frequentata fin dal '400 da pastori di passaggio, fu abitata stabilmente solo a partire dal XVII secolo, sorge su di un terreno che fu detenuto dalle famiglie Moruzzi e Masutti, grazie alle quali, divenne pian piano un vero e proprio villaggio con varie abitazioni.
I Masutti seppero distinguersi
maggiormente poichè affiancarono all'attività agro-pastorale locale,
il commercio di cappelli in molte città d'Italia e in Germania, che
consentì loro l'accumulo di notevoli ricchezze. Ciò è testimoniato
dalla costruzione in loco, nel 1780, di una chiesa dedicata a San
Giacomo, protettore di un omonimo Masutti.
Il numero di abitanti superava le cento
unità e nel 1914 si contavano ancora 126
residenti, ma la crisi che seguì alla grande guerra accentuò il
fenomeno dell'emigrazione. In pochi anni il paese fu spopolato Durante la seconda guerra mondiale divenne rifugio di partigiani, che ne sfruttarono la difficile accessibilità. Oggi sono visibili i resti di numerosi fabbricati, taluni di pregevole stile architettonico. In evidenza il campanile, recentemente ristrutturato e l'adiacente chiesetta, anch'essa oggi (maggio 2009) in fase di ricostruzione. (Nota: la chiesa è stata ricostruita ed inaugurata nel maggio 2011 - VEDI) Grande è la suggestione del luogo che invita a sostare per meglio comprendere quelle che dovevano essere le condizioni di vita degli abitanti in questo totale isolamento.
Itinerario:
come il percorso per il Vuar fino ai guadi di quota
485 m., si attraversno i due torrentelli e si prosegue verso dx
lungo il sentiero 831/a, segnalato e ben evidente e si sale
costeggiando un vallone con interessanti aspetti geologici dove
l'erosione ha modellato le rocce molto friabili ricavando pinnacoli
e sagome insolite, una in particolare ricorda la testa di un leone
(tabella).
Tamar
(Tàmar)
Altitudine: 660 mt.
Località situata sullomonimo “ciucol”
(sommità) che fa parte della zona spartiacque tra i
Canali del Tarcenò e del Chiarzò. Qui servì a favorire lo sfruttamento dei pascoli ricavati in questa zona, il cui inizio probabilmente risale a periodi molto remoti. Tra il '600 e il '700 l'insediamento pastorale divenne anche abitativo permanente ed oggi lo troviamo suddiviso in tre piccoli nuclei di case distanti tra loro un centinaio di metri circa e disposte in direzione est-ovest. La consistenza delle strutture presuppone che vi risiedessero un consistente numero di abitanti suddiviso in più famiglie. Il nucleo centrale è certamente la parte più antica di Tamar, esso è caratterizzato da una corte circondata da abitazioni e stalle che rende evidente l'origine pastorale dell'insediamento e che già alla fine '600 ospitava tre famiglie.
Il borgo, data la vicinanza con
l'abitato di Villa di Sotto, ebbe maggior facilità nelle vie di
comunicazione e pertanto fu abbandonato per ultimo. Fu una signora
anziana che che viveva sola a lasciare definitivamente disabitato il
luogo nei primi anni '60. Dopodichè le strutture hanno subito
l'inerosabile logorio del tempo dovuto alla crescita incotrollata
della vegetazione, all'umidità, alle piogge e infine il terremoto
del 1976 furono le Nel 2000 i proprietari, coadiuvati da un gruppo di volontari, tra i quali anche numerosi soci del CAI della nostra sezione, diedero inizio ad una serie di lavori di ricostruzione, recuperando in pochi anni parte delle strutture, delle quali, due vani sono ora destinati ad uso bivacco escursionistico.
Itinerario:
da Tramonti di Sotto ci si immette sulla carrozzabile asfaltata
che si addentra nel Canale del Tarcenò
fino al divieto dove si può parcheggiare l'auto. |
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I cenni storici sono tratti dai testi della collana: "LIS VILIS DI TRAMONÇ ▪ Insediamenti storici e paesaggio in Val Meduna" Volume IV e VI parte II, di Moreno Baccichet. |