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TAMAR E DINTORNI |
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L'ANTICO BORGO DI PÀLCODA |
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Ormai lo sanno in tanti, recarsi in Valtramontina per una visita ai borghi e alle pievi o per gustare le locali specialità gastronomiche dai particolari sapori, sono motivo per trascorrere una giornata o un periodo di vacanza in tutto relax. Ma da tempo ormai è in crescendo l'interesse per le vallate minori che afferiscono alla Valtramontina, nelle quali sono stati riattati numerosi sentieri che ora consentono di raggiungere facilmente gli spazi, talvolta ristretti, che nel corso degli ultimi secoli l'uomo riuscì ad utilizzare per abitare e trovare sostentamento. Spazi ristretti poichè qui la morfologia del territorio è davvero ostica per gli insediamenti umani è quindi vi possiamo trovare ancora oggi un ambiente naturale perlopiù intatto. Numerose sono le possibilità escursionistiche per giungere alle vestigia di singole abitazioni o interi borghi, sorti a partire dal 1600 in sostituzione dei precedenti insediamenti pastorali temporanei, verso le quali vi è un sempre più diffuso interesse a riscoprirne origini e storia. Uno di questi è il borgo di Pàlcoda.
Pàlcoda fu fondata all'inizio del 1600
dalle famiglie Masutti e Moruzzi e dalla fine del XVIII secolo fino
al 1914 vi
risiedevano in media circa 120 persone. Ma nelle vallate montane, particolarmente in quelle più appartate, la già disagevole esistenza venne ad aggravarsi ulteriormente a causa della guerra del 1915-'18 che portò ovunque carestia e miseria costringendo molti all'emigrazione ed anche Pàlcoda ne fece le spese e, nel 1923, quando i Masutti per ultimi se ne andarono, rimase disabitata. Il luogo, così appartato e di difficile accesso, durante l'ultima guerra divenne rifugio di partigiani. Nell'inverno del 1944, durante un rastrellamento dei nazifascisti, furono uccisi tre comandanti delle Brigate Garibaldine. Li ricorda una targa posta sul campanile nel 2002 dall'ANPI di Forgaria nel Friuli. Dopo l'abbandono l'usura del tempo lasciò in piedi solo le mura perimetrali delle case, talune delle quali ancora oggi mostrano un'interessante tipologia costruttiva con caratteristiche logge ad archi. Ma il filo, mai del tutto consumato, che lega al presente la storia del passato, anche a Pàlcoda ha portato buoni frutti. Negli ultimi decenni si sono moltiplicate le ricerche per rispolverare la storia della Valtramontina e della sua gente e di conseguenza si è accentuato anche il desiderio di conservare ciò che rimane di alcuni siti che della storia furono parte importante. A Tramonti di Sotto da tempo la comunità opera per la conservazione di reperti ed il recupero di luoghi di importanza storica, tra questi prende corpo anche il progetto Pàlcoda che prevede dapprima il recupero del campanile e poi anche della chiesetta e, grazie ad un nutrito gruppo di volontari, nell'autunno 2005 iniziano i lavori di restauro del campanile che sarà inaugurato nella primavera 2007. Tra il 2009 e 2010 seguono i lavori di recupero della chiesetta dedicata a San Giacomo e nella primavera 2011 viene montata anche una piccola baita in legno che può avere funzioni di ricovero escursionistico d'emergenza. Queste opere, oltre al carattere conservativo delle strutture, hanno rivalutato il luogo e certamente creato notevole stimolo agli escursionisti per essere visiato. Pertanto se fino a ieri una gita a Pàlcoda la si faceva risalendo il suggestivo torrente Chiarzò per vederne discendere le acque attraverso una minuscola forra detta "La Streta" e più in su la bella cascata detta "Il Pisulat", oppure giungendo più direttamente dal canale del Tarcenò per visitare i pittoreschi ruderi di Livignona, del Vuar e Tamar, oggi ci sono dei motivi in più per un'escursione.
La visita a questo sito, ben ripulito da
piante, rovi e sterpaglie, è appagata nel rivedere solidamente in
piedi quello che per molti anni fu il luogo di culto di chi vi
abitò, ma anche dalla migliore comprensibilità della collocazione del borgo
oltre che dalla
sua particolare architettura e, grazie ai pannelli posti all'interno
della chiesa, la possibilità di conoscere
meglio la storia e le vicissitudini di quanti hanno passato qui la
loro esistenza. Da precisare che i lavori di restauro sono stati eseguiti nel rispetto delle caratteristiche originali dell'edificio e le artistiche porte in ferro battuto della chiesa sono state eseguite dal Sig. Antonio Masutti di Tricesimo. Meritevole di una visita è pure la fornace per la calce ancora perfettamente conservata. Una tabella posta poco prima di giungere al borgo ne indica il breve percorso (5') per tracce di sentiero.
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PERCORSI CONSIGLIATI |
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