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... passione per la montagna e forte desiderio di aggregazione hanno dato vita a questa esperienza...

LE ORIGINI

Il Club Alpino Italiano a San Vito al Tagliamento si costituì nel 1969 come Sottosezione della Sezione di Pordenone.
I molti sanvitesi frequentatori della montagna, iscritti presso alcune sezioni del CAI, con prevalenza per quella di Pordenone, decisero di incontrarsi per verificare l'interesse a costituire una propria associazione che possedesse un'identità Sanvitese, e che avesse per scopo la promozione della frequentazione della montagna mediante l'organizzazione di gite per gruppi.
L'idea piacque e trovò subito molte adesioni. Fu quindi la comune passione per la montagna e una forte esigenza di condivisione a dar vita a questa esperienza, permettendo ai numerosi escursionisti di associarsi con alpinisti e sciatori, del Sanvitese.


GLI SCOPI

Fin dall’inizio si operò nell'intento di rafforzare l’attenzione verso il mondo della montagna, e nel contempo promuovere ed allargare l’interesse di chi intendeva avvicinarsi alle numerose attività alpine.
Il 15/04/1969 si svolse, presso la Torre Raimonda, presieduta da Vasco Morinelli, l’Assemblea Costituente della Sottosezione nella quale furono eletti i primi sette Consiglieri che a loro volta scelsero come Presidente Bruno Crivellari e Segretaria Silvana Ciani. Successivamente, il 21/09/1969 in Cima Manera, alla presenza di una folta schiera di Soci, a suggello dell’obiettivo raggiunto, si svolse la cerimonia della consegna del Gagliardetto da parte del Presidente e dei dirigenti della Sezione di Pordenone.


LA SEZIONE

Nel breve volgere di alcuni anni prese corpo un’attività escursionistica, alpinistica e sciistica con sempre maggiori consensi e adesioni che portarono come logica conseguenza il passaggio da Sottosezione a Sezione autonoma, ribadendo con ciò la volontà di una propria autonomia.
Infatti dopo l’espletamento delle formalità burocratiche, il 16/09/1975 si riunì la prima Assemblea Generale dei Soci della neocostituita Sezione C.A.I. di San Vito al Tagliamento, nella quale venne eletto il consiglio direttivo che fu presieduto per lungo tempo da Silvana Ciani, prima donna in Italia a dirigere una sezione del C.A.I.
 

IL BIVACCO CASERA PRAMAGGIORE

Crescendo in numero, passione ed esperienza, si fece palese il desiderio di evidenziare la nostra presenza nel sanvitese ma anche nel CAI più in generale. Si pensò pertanto di realizzare un importante punto di riferimento in montagna quale poteva essere un Bivacco alpino intitolato alla nostra Sezione.
Nel 1981 iniziava così la ricerca di un sito adatto allo scopo. Dopo numerose esplorazioni ed escursioni, traendo spunto anche dalle pagine di "Le Alpi Venete", si decise di procedere alla ristrutturazione della vecchia casera Pramaggiore ridotta a pochi ruderi, situata a quota 1812 sulle pendici meridionali del Monte Pramaggiore.
Nell'arco di due stagioni, con il lavoro di tanti Soci e simpatizzanti, l'opera venne completata ed inaugurata il 25 settembre 1983, alla presenza di numerose autorità e di oltre 400 persone.


LA PALESTRA ARTIFICIALE DI ARRAMPICATA

Gli anni ottanta, presso la nostra Sezione videro una notevole aggregazione di nuovi soci, molti dei quali tendenzialmente interessati all'attività alpinistica che doveva per forza essere praticata in montagna, sia per effettuare le ascensioni che per potersi allenare. Comunque sempre un bel po' di chilometri da fare.
Venne allora in mente a qualcuno di realizzare una struttura artificiale per l'arrampicata vicino casa. Inizialmente sembrava un'idea di difficile realizzazione, ma col passare del tempo si capì che non era impossibile e si iniziò a mettere insieme alcune proposte, dalle quali prese il via uno studio di fattibilità che in breve portò all'inizio dei lavori.
Febbrile fu l'attività per la realizzazione e l'11 novembre 1990 si svolse la cerimonia inaugurale alla presenza di autorità numerosi soci e famosi arrampicatori che con le loro esibizioni divertirono i convenuti e incentivarono la partecipazione.


LA SEDE SOCIALE

La costante crescita del numero di soci, la sempre maggiore frequentazione della sede sociale e le numerose attività organizzate fece nascere l'esigenza di una sede propria e mise, ancora una volta, i Dirigenti della Sezione nella condizione di trovare una soluzione appropriata e definitiva che costituisse un patrimonio per il presente come per il futuro.
Ancora una volta il contributo determinante e generoso di numerosi Soci permise di realizzare, adiacenti alla palestra artificiale di arrampicata, i locali da adibire a sede Sociale, raggiungendo l’obiettivo di facilitare l’organizzazione delle nostre molteplici attività e migliorando nel contempo la possibilità di partecipazione concreta dei soci.


IL BIVACCO VARNERIN A TAMAR

Sono numerosi i piccoli borghi nella Valtramontina che furono abitati per centinaia di anni e poi via via abbandonati. Tamar è sorto intorno al 1600 e fu abitato fino agli anni '50 del secolo scorso e poi, causa l'abbandono, l'incuria e il terremoto del '76 ne causarono un totale degrado.
Intorno all'anno 2000 un nostro socio, proprietario di una parte delle ex abitazioni, ormai ridotte a ruderi, decise di salvare il salvabile e, trovata la disponibilità di amici e soci del CAI, inizio il restauro delle strutture meno degradate riuscendo a recuperare un portico e due vani.
Si proseguì con ulteriori interventi rendendo agibili altri due vani che vennero adibiliti a ricovero escursionitico ed inaugurati nel settembre 2007. Alla presenza di autorità comunali e del CAI ed oltre 200 escursionisti, esso venne dedicato a Guglielmo Varnerin che fu uno degli ultimi abitanti del luogo.
Grazie alla promozione di numerose attività e iniziative presso il bivacco, la frequentazione del luogo si decuplicò e si ritenne di intervenire con ulteriori recuperi.
Nella primavera 2012, grazie ad un contributo erogato dalla Comunità Montana, si eseguirono ulteriori importanti lavori che permisero di rimettere in piedi altre due stanze e ad oggi il bivacco Varnerin è in grado di soddisfare le esigenze di gruppi anche molto numerosi.

Verso la fine del 2014, la famiglia Varnerin/Miniutti, proprietaria del bivacco, propose alla Ns sezione di acquisirlo in proprietà, con l’impegno di dare continuità alla finalità per la quale esso è stato ricostruito dalle rovine del borgo, vale a dire Ricovero Escursionistico.
Ovviamente la sezione accolse con grande entusiasmo la proposta; si diede poi il via all’iter burocratico e a fine settembre 2015 venne sottoscritto il rogito notarile ed il 22 novembre, con la presenza della famiglia Varnerin/Miniutti, dei nostri Dirigenti, del Reggente il CAI della Valtramontina, e di numerosissimi Soci ed Amici si tenne una festosa cerimonia, durante la quale si ringraziarono calorosamente gli ex proprietari per la scelta fatta, così come tutti i volontari che hanno lavorato per la realizzazione del bivacco e quelli che ancora oggi si stanno occupando della gestione e della manutenzione del medesimo e della pulizia delle aree circostanti.